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Museo

Il granaio della Curia

Quello che oggi è il secondo piano del Museo di Cervara, per secoli è stato il granaio della Curia proprio sotto la Chiesa Colleggiata. Qui i contadini e i pastori depositavano alla Chiesa le proprie “risposte” ovvero le donazioni, o più spesso il pagamento in natura delle decime e dell’affitto dei terreni concessi dalla chiesa consistenti in quote di olive, di uva, o, più spesso di grano calcolato in “coppe”. I muri, il soffitto, le pareti del granaio erano il primo registro e qui si annotava il peso della “risposta” e chi la versava. Un lavoro di restauro ha parzialmente riportato alla luce tali “graffiti”  fatti a matita sui muri  che permettono di riconoscere date (la più antica risalente al 1783), firme (la più leggibile di Giuseppe Chiofi, proprietario di un consistente gregge ancora negli anni 50’) e le tipiche asticelle della somma. L'olio veniva prodotto in grandi quantità, come attesta il frantoio presso Munistrigliu funzionante fino a pochi anni fa, mentre il grano ed i cereali, soprattutto durante il fascismo, erano coltivati anche ad alte quote. L'assenza di strade imponeva l'uso di trebbiatrici mobili trasportate a braccia e sui muli nonchè di lunghi tragitti per arrivare ai terreni da coltivare. L'agricoltura, a differenza della pastorizia e dell'allevamento, soprattutto di cavalli praticato da poche famiglie, era un'attività riservata alle donne che coltivavano la terra, cucinavano, facevano il bucato, prendevano l'acqua alla fontana, allevavano i bambini e piccoli animali.

La ragazza e la donna che, per scarsità di manodopera maschile, si occupava di tutte le incombenze pesanti, come aiuto manovale o calciarola, godeva di un discreto prestigio sociale riconosciuto dal marito attraverso il dono dell'oro, sorta di prezzo della sposa, che compensava almeno parzialmente la dote in biancheria data alla ragazza dalla sua famiglia. I pizzi della “mantillicchiola”, gli asciugamani e le lenzuola ricamate venivano eseguiti la sera, dopo una durissima giornata di lavoro al lume di candela, o la filatura della lana durante i frequenti spostamenti giornalieri. 

In una società dove gli uomini, spesso pastori, mancavano per nove mesi l'anno, da settembre a giugno, la posizione della donna non poteva che essere centrale, come del resto dimostra sia la sua capacità di ereditare beni immobili che di ricevere beni mobili dallo sposo attraverso l'oro nuziale. Emblematico in tal senso è il santuario della Madonna della Portella a Munistrigliu dove le donne hanno lasciato per voto i loro gioielli che costituiscono un nucleo importante del museo che attesta la storia della devozione e dell’oreficeria in un contesto circoscritto.


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